Busbar Rame-Alluminio: Ni-P Saldabilità e Durabilità

Pubblicato il 14/10/2021 da Matteo Bordiga

Saldabilità nichel chimico

Il termine busbar identifica le barre di distribuzione impiegate per trasferire energia elettrica, spesso a correnti elevate. A prima vista sono componenti semplici: una geometria “pulita”, una sezione definita, un materiale conduttivo. Nella pratica, soprattutto su e-mobility, inverter, battery pack e convertitori di potenza, la busbar diventa un elemento critico perché la prestazione della connessione non dipende solo dal volume di metallo, ma dalla qualità della superficie nelle zone di giunzione.

È lì che si gioca la stabilità del collegamento: resistenza di contatto, ripetibilità di serraggio, comportamento in saldobrasatura o saldatura, e capacità di mantenere tutto questo costante dopo lo stoccaggio e in ambienti reali (umidità, salino, cicli termici).

Rame e alluminio: due scelte corrette, lo stesso problema

Rame e alluminio sono i due materiali più utilizzati. Il rame offre conducibilità elevata e consente, a parità di corrente, sezioni più compatte e minori cadute di tensione. L’alluminio porta vantaggi evidenti in termini di peso e costo e, in molte architetture, rappresenta il compromesso migliore quando la massa è un driver di progetto.

In entrambi i casi, però, c’è un punto comune che spesso viene sottovalutato: la superficie cambia nel tempo. Il rame tende a ossidare e a sviluppare film superficiali che possono rendere variabili le prestazioni di contatto. L’alluminio forma rapidamente un ossido tenace e molto stabile, eccellente per la protezione naturale del metallo ma sfidante quando si deve ottenere una giunzione ripetibile.

Il risultato è semplice: una busbar può essere “perfetta a disegno”, ma diventare meno prevedibile “in produzione” se la superficie non è ingegnerizzata per restare stabile.

Quando la superficie decide la qualità della connessione

Nei collegamenti avvitati, il tema è la resistenza di contatto: film ossidati o contaminazioni possono aumentarla e, soprattutto, renderla più dispersa tra pezzo e pezzo. Nelle giunzioni saldate o brasate, invece, il problema è la bagnabilità: se la superficie non è pulita e bagnabile, la finestra di processo per la saldobrasatura si restringe e crescono i rischi di difetti (bagnature incomplete, discontinuità, necessità di flussanti più aggressivi o parametri più spinti).

È per questo che la finitura superficiale non è un “di più” estetico o un mero rivestimento anticorrosivo: diventa una parte integrante del progetto del collegamento.

Perché la nichelatura chimica (Ni-P) è una scelta tecnica solida

La nichelatura chimica (electroless nickel) deposita una lega Ni-P con spessore uniforme, senza gli effetti di addensamento tipici di alcuni processi elettrolitici, anche su geometrie complesse.

Questa combinazione, uniformità, resistenza alla corrosione e inossidabilità, è ciò che rende il Ni-P particolarmente interessante quando l’obiettivo non è solo proteggere, ma mantenere nel tempo prestazioni di giunzione e di contatto più ripetibili.

Saldabilità che non degrada con lo stoccaggio

Molti componenti elettrici vengono trattati e poi stoccati prima dell’assemblaggio. Se la superficie evolve (ossidazione, impronte, contaminazioni), la saldabilità può peggiorare: la bagnabilità cala, la variabilità aumenta e la qualità della giunzione diventa più difficile da controllare.

In questo scenario, la nichelatura chimica permette di ottenere una superficie funzionale progettata per conservare la saldabilità nel tempo.

Per applicazioni in cui la giunzione è il punto critico, Micron ha sviluppato NIPLATE® LINK (domanda di brevetto depositata): una nichelatura chimica Ni-P specifica per componenti elettrici e di collegamento, come busbar in rame, connettori e parti da saldobrasare, con l’obiettivo di ottenere una superficie che rimanga saldabile, inossidabile e stabile nel tempo.

Dal punto di vista metallurgico, si tratta di una lega Ni-P con composizione tipica Ni 85–90% e P 8–13%, selezionata per bilanciare saldabilità e resistenza a ossidazione/corrosione. L’idea è ridurre la variabilità: una superficie più costante significa processi di giunzione più robusti.

Gli spessori tipici sono compresi tra 5 e 15 µm con tolleranza ±2 µm, con aspetto metallico chiaro tipo “inox” brillante. Per l’inquadramento normativo della nichelatura chimica, i riferimenti più comuni sono ISO 4527 e ASTM B733.

Corrosione e ambienti reali: cosa cambia in pratica

Nei sistemi di potenza reali, oltre alla giunzione contano gli ambienti: umidità, contaminazioni saline, cicli termici, possibili condensazioni. In questi contesti, un Ni-P ben progettato aiuta perché limita l’ossidazione del metallo base e mantiene più stabile la superficie.

NIPLATE® LINK, con spessore ≥ 5 µm su componenti in rame, permette di ottenere prestazioni > 1000 ore in nebbia salina neutra (NSS) secondo ISO 9227, con superficie corrosa <1% su base rame (valore riferito alle condizioni di prova e alla qualifica del ciclo). A livello di compatibilità chimica, la finitura risulta generalmente adatta in presenza di umidità, ambienti salini e molti fluidi industriali (idrocarburi, oli tecnici, alcoli), mentre non è indicata in presenza di acidi ossidanti o basi concentrate.

Questo tipo di comportamento è interessante anche quando la busbar lavora in prossimità di fluidi o condense, o in architetture che includono circuiti di raffreddamento, perché permette di proteggere dalla corrosione il componente ed evitare il rilascio di sostanze e sali nel fluido di raffreddamento.

Dove ha più senso: collegamenti di potenza ad alta affidabilità

In generale, NIPLATE® LINK è adatto quando la connessione deve restare affidabile nel tempo e la giunzione è un punto critico del processo: busbar per veicoli elettrici e distribuzione HV, contatti e morsetti per battery pack e inverter (IGBT), componenti in rame per power electronics e smart grid, parti destinate a saldatura/saldobrasatura anche in ferroviario e rinnovabili.